Vino Nobile di Montepulciano, dalla storia al futuro, con annata 2021 e Riserva 2020 nel calice

News
04 gennaio 2024
Era il 1994 quando, con un format completamente diverso da quello attuale, i produttori del Nobile di Montepulciano si riunirono, per la prima volta

Espressione di un territorio già celebre per il vino già nella metà del Cinquecento, come raccontano gli scritti di Sante Lancerio, il bottigliere di Papa Paolo III Farnese, che definisce quello di Montepulciano un vino “da signori”, o le righe ben più celebri del medico, naturalista e biologo più alto in grado alla corte dei Medici e grandissimo letterato Francesco Redi, che, nel 1685, nel “Bacco in Toscana”, già lo definiva “d’ogni vino il re”, e con il binomio “vino Nobile” che si trova per la prima volta, ad oggi, in un documento del 1766 che proviene dall’Archivio dei Gesuiti di Montepulciano, oggi all’Archivio di Stato di Firenze, e ritrovato dall’approfondimento storico dell’architetto Riccardo Pizzinelli della Società Storica Poliziana (come abbiamo raccontato qui), il Vino Nobile di Montepulciano è architrave paesaggistico ed economico di un territorio in cui la vite è presente fin da epoca etrusca. E che oggi, in quella che è stata la prima Docg d’Italia (tanto da conservare la prima fascetta del genere in assoluto), muove un giro d’affari intorno al miliardo di euro. E che guarda al futuro. Se nei mesi scorsi è arrivata la menzione “Toscana” in etichetta, infatti, nei prossimi mesi arriveranno anche le “Pievi”, Unità Geografiche Aggiuntive scelte dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano (Argiano, Ascianello, Badia, Caggiole, Cerliana, Cervognano, Gracciano, Le Grazie, San Biagio, Sant’Albino, Vallardenga, Valiano), per dare ancora più specificità e territorialità ai vini. Temi al centro, insieme agli assaggi delle nuove annate, di un’Anteprima Vino Nobile 2024 che, come sta facendo il territorio, ha cambiato pelle.